Semplice come fare le scelte sbagliate di Stefania Da Forno edito Delrai Edizioni

Salone del libro di Torino 2018, allo stand della Delrai Edzioni, la cover di un libro con scarpe rosse attira la mia attenzione,

Semplice come fare le scelte sbagliate di Stefania Da Forno.

Sarò sincera, ultimamente mi ero allontanata dai romance, le solite storie trite e ritrite e grazie a Stefania Da Forno, ho avuto la possibilità di leggere un romanzo che mi ha avvolto in un vortice di emozioni.

Reeve e Mackenzie sono due protagonisti “veri”, passionali, istintivi, testardi, con i loro difetti e le loro debolezze e non ne fanno mistero. All’inizio della storia sembrano così diversi, due mondi opposti ma legati da un filo rosso invisibile che non riusciranno né a spezzare né a tenere allentato.

Mackenzie è un giovane avvocato, non pienamente soddisfatta del suo lavoro, vive da sola a NewYork ed è convinta che prima o poi arriverà la persona giusta e “perfetta” per lei.

Reeve è un papà single, lavora in un cantiere edile e per amore del figlio Preston, non riesce a staccarsi dalla sua ex compagna Ally e dalla convinzione che potrebbe ancora costruire la famiglia che tanto desidera.

Reeve e Mackenzie, ancorati alla routine della propria vita, per paura di fare scelte sbagliate.

Ci sono persone, capaci per un qualche misterioso potere, di entrarti così sotto pelle da divenire indelebili e seppur si decide di voltare pagina e andare avanti, loro sono sempre lì, perché si sono presi un pezzo di te che resterà ancorato a loro.

Lo puoi nascondere, sotterrare nella buca più profonda, troverà il modo per tornare appena abbassi le tue difese personali. Certi incontri sono destinati a cambiarti così tanto da non riconoscerti più allo specchio, capaci di farti scoprire un lato di te che non conoscevi, ti insegneranno a rischiare, a provare a “cambiare” senza tutta quella paura che è la sola causa delle non scelte.

Ci vuole coraggio, un po’ di sana follia anche nel fare scelte “sbagliate” altrimenti ti sentirai come già morto dentro.

Mackenzie è una protagonista che segue una sua evoluzione, commetterà errori, si farà guidare dall’istinto, a volte ci penserà un po’ troppo ma come quando si indossano gli occhiali giusti, riuscirà finalmente a vedere bene e oltre certi limiti.

Reeve, nella sua follia e ribellione, non smette mai di mettere al primo posto suo figlio Preston, fino a quando capirà sulla sua pelle che essere un pò egoisti non necessariamente porta a scelte sbagliate.

“Paura, quel sentimento che più lo ignori più lui stringe il cappio intorno al collo. Solo affrontandola è possibile disfarsene, ma serve un’abbondante dose di coraggio”

Non mi dilungo troppo sulla trama, lascerò a voi scoprire una storia che per me è stata una piacevole compagnia.

Lo stile di Stefania Da Forno è molto coinvolgente, diretto, dialoghi e personaggi ben strutturati e un buon ritmo narrativo, senza mai annoiare e con punti su cui riflettere… anche le scelte “sbagliate” hanno il loro perché e mi piace pensare che l’unico modo per poter andare avanti e sentirsi davvero vivi, pur sbagliando lungo il cammino, è abbattere i limiti che spesso crea la nostra paura di affrontare le scelte e i cambiamenti importanti.

Ci vuole solo coraggio e tanto.

Brava Stefania,davvero e sì, sono arrivata fino all’ultima pagina quella dei ringraziamenti ed è stato bello leggere un po’ dei tuoi pensieri e delle tue speranze.

Spero di incontrarti al prossimo Salone del libro e questa volta con le mie scarpe rosse con tacco come da cover.

Buona Lettura

Ilaria Reviewsrose

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Le poesie sono alberi di Giusy Del Vento edito Les Flaneurs Edizioni

Quando mi è stato chiesto di recensire “Le poesie sono alberi”, una raccolta di poesie, ho detto subito sì. Sin da piccola ho amato le poesie, io ero quella che le imparava e non le dimenticava più.

“Chi vuol capire la poesia entri nel suo paese,

chi vuol capire il poeta entri nella sua terra”

(W.J. Goethe)

Leggere poesie è un dono che puoi fare innanzitutto a te stesso.

Le poesie ci permettono di entrare attraverso una porta che si affaccia sul mondo, è un contatto diretto con la nostra anima, con la natura, con ciò che non sempre emerge ma resta nel profondo e il poeta è colui che da un cilindro farà uscire pian piano con delicatezza o con forza prepotente “parole” non dette o solo sussurrate, darà nuova luce, le cullerà, le odierà, le getterà al vento affinché possano giungere a chi legge.

Ho aperto questa porta e ho lasciato che tutte le parole fossero assorbite dalla mia anima: ho respirato dolci profumi, ho immaginato mura bianche di case del sud, ho respirato l’odore del mare, ho lasciato che le parole di Giusy Del Vento sfiorassero ogni senso.

“Nelle notti di Luna

quando ogni cosa è infusa di bagliore

si odono strani suoni melodie, sussurrate nei giardini.

A noi bastò uno sguardo per volare nella terrazza

Anche con la lampada spenta vedevamo chiaramente le nostre ombre, sedute

al tavolo

tenersi ancora le mani”

“Fra poco arriverà il vento, puntuale a quest’ora, del giorno

porterà l’odore del mare

L’azzurro no

Non riesco a vederlo

la finestra è là in alto le sbarre fitte, serrate

Non ho sedia né scala per affacciarmi

Dalla porta giunge la scodella tiepida e lo sguardo truce dei guardiani

Non entrano colori, no

Ma fra poco arriverà il vento

ad occhi chiusi respirerà l’odore del mare e l’azzurro

uno, due ..eccolo

sono libero”

La potenza del mare, di azzurro il suo vestito e di sale il suo profumo, capace di spezzare anche solo per un po’ le catene di una prigione.

“Seduti all’ombra

sulla panca di pietra

nell’afa del mezzogiorno

una goccia di sudore

piccola

ti scivola piano

dalla tempia al collo

è blu come il mare”

Il mare, l’azzurro e il blu sono figure assai ricorrenti, cullano pensieri e ricordi di un amore nostalgico, di qualcosa che è stato e non c’è più e che ora si confonde con i colori e i profumi della natura.

“Il mare dei tuoi occhi e il sapore dolce dei frutti sulle labbra

Nulla ho voluto lasciare

ho preso tutto con me”

“Rimango seduta per ore e tengo stretto tra le ginocchia il tuo silenzio

ho bisogno di luce

tu lo sai per leggere vivere

scrivere

anche per morire”

Essere lasciati o lasciare andare chi si è amato, è un vuoto difficile da accettare, la luce che aveva illuminato la nostra anima diventa fioca, quasi impercettibile, ci si aggrappa al filo dell’attesa.

“Le poesie sono alberi

puoi ripararti all’ombra

sognare

riposarti un momento

Ricorderai di aver amato

capirai di amare ancora”

Le poesie sono alberi, i loro rami ci abbracciano, sono un riparo dalla luce quando cerchiamo ombra, ci accolgono quando cerchiamo protezione, come l’abbraccio materno.

Lo stile di Giusy Del Vento, profuma di natura, dolce, diretto e accompagnato sempre con i suoi colori e profumi, leggere le sue poesie è davvero un regalo che ciascuno dovrebbe farsi.

Educate la vostra anima alla poesia, leggete una poesia ogni sera, lasciatevi cullare dalle parole che si trasformano in emozioni anche quelle un po’ sopite, è la vera magia della poesia e oggi ne abbiamo davvero bisogno.

Grazie Giusy, forse le poesie non hanno bisogno di recensioni solo di essere assorbite come fa una spugna e poi …strizzare tutto quello che c’è dentro.

Buona Lettura

Ilaria Grossi Reviewsrose

Waiting di Daniel Di Benedetto edito Darkzone Edizioni

 

Una panchina di legno, segnata dal tempo e da scritte, è la protagonista indiscussa di Waiting.

Come anelli di una collana, ciascun protagonista stringe il suo anello e si intreccia all’anello successivo, il cui fil rouge è l’attesa.

Tutti sono in attesa di qualcosa… o di qualcuno”

Una bambina di nome Giulia aspetta il suo papà.

Amanti segreti si scambiano messaggi in codice per potersi incontrare all’ombra della panchina, come Fiorella e Franco.

Giuliano da leader a invisibile, pagherà un prezzo troppo alto, perdendo la sua vita agiata e una donna di nome Stephanie per colpa di un tradimento.

Anna e Gianluca, un amore adolescenziale, acerbo, in attesa di nuove scoperte ed emozioni.

Un gatto di nome Rufus, tanto amato dal suo Lele, abbandona la casa per trovare un’altra “casa”.

La storia commovente di Lutgarda, in attesa del suo unico figlio.

La storia di Demetrio e Marta Rosa, dolce e con ferite.

Queste accennate, sono solo alcune delle storie che capitolo dopo capitolo compongono Waiting.

L’anello iniziale si ricongiungerà all’anello finale, come l’alfa e l’omega, con un messaggio dolce amaro, ci sono persone che per una triste fatalità del destino ci lasciano troppo presto e sono “angeli” che soffiano con il vento, parole di conforto, capaci di farci “ricominciare” nonostante tutto.

Sono qui per te, per sempre”

Ho deciso di leggere Waiting durante il mio viaggio a Parigi, seduta su una panchina bianca sotto un porticato azzurro e giallo dell’hotel dove alloggiavo. Mi sono chiesta quante persone si erano sedute su quella panchina, abbracciate, baciate, ciascuno con il suo bagaglio di vita, fatto di amore, gioie, dolori, tradimenti e delusioni. Mi piace pensare che siano stati tutti toccati dalla speranza che qualcosa di bello arriverà, sempre.

Oggi verso domani, semplicemente aspettando”

Ti aspetto qui” è il messaggio più bello che puoi ricevere, carico di aspettative e attenzione.

Lo stile di Daniel Di Benedetto è diretto, asciutto, sincero, capace di individuare le diverse sfumature dell’io, con i suoi pregi e difetti. C’è amore, assenza, tradimenti e delusioni, piccoli e grandi dolori e la speranza che inevitabilmente l’attesa stringe con sé.

Se non mi trovi subito non scoraggiarti.

Se non mi trovi in un posto cerca un altro.

Da qualche parte starò fermo ad aspettare te”

Walt Whitman

Una piacevole lettura. Complimenti.

Buona Lettura

Ilaria Grossi Reviewsrose

I fiori non hanno paura del temporale di Bianca Rita Cataldi edito HarperCollins Italia editore

 “Avere il sangue cocciuto. Ed io mi ero chiesta che cosa significasse avere il sangue cocciuto e avevo dedotto che fosse qualcosa che aveva a che fare con la voglia incrollabile di stare al mondo, di piantare le radici nella terra e rimanerci ancorate”
Bologna.
Serena è la Cantastorie che ci conduce negli anni novanta, 1997, quando era una bambina di 7 anni, con codini colorati, curiosa, vivace, arguta e una sorella di nome Corinna, capelli rossi che stonavano con quelli scuri della famiglia. Corinna, fragile e introversa, chiusa nella sua bolla adolescenziale fatta di musica, libri e un vuoto troppo grande da sostenere da quando è venuta al mondo. Serena decide di racchiudere, pagina dopo pagina, dopo aver trovato una macchina da scrivere abbandonata, la storia di una famiglia composta da mamma Bruna, papà Salvatore, la Nonna e otto zie defunte dal sangue “cocciuto” che si incontrano nella cappella di famiglia per raccontarsi pettegolezzi con un buon thè al mirtillo, Donna Marzia che aveva fatto da madre a Bruna, Serena e Corinna, una sorella che non aveva mai conosciuto il suo vero padre, un assenza che ha sempre pesato come un macigno sul cuore.
Ci sono persone che ci mancheranno sempre e la cui “assenza” è capace di creare vuoti difficili da colmare, è come sentirsi abbandonati e non voluti al tempo stesso.
Serena, così invisibile agli occhi troppo truccati della sorella diventerà sua complice il giorno in cui arriverà una scatola di scarpe,  che avrebbe fatto scoppiare ben presto la sua bolla. Ogni oggetto, era un tassello di un puzzle difficile da terminare perché mancava sempre quello definitivo che avrebbe portato tutto a galla. Come diceva la Nonna, è necessario “lasciare andare le cose come dovevano andare”
Corinna farà una scelta, conseguenza di un passato che la investe e di cui subisce gli effetti con troppo ritardo. Corinna sceglie di essere libera e chissà trovare il suo posto nel mondo. Serena la Cantastorie, così definita dal suo compagno Dario, sarà in grado di ricucire ricordi, legami, storie di una famiglia dal sangue cocciuto e a “lanciare la sua bottiglia di liquore nel lago”.
Tocca a voi lettori, afferrare quella bottiglia e scoprire il suo contenuto.
 Lo stile di Bianca Cataldi è una finestra aperta sul mondo, a 360 gradi nel suo campo visivo, coglie ogni dettaglio con cura e quel pizzico di ironia che rende tremendamente vera e sincera ogni parola, ogni riflessione, ogni pensiero, un perfetto connubio di leggerezza e minuziosa attenzione. Occhi chiari e limpidi, osservano, indagano, scrutano la vita di ciascun protagonista, passeggia a braccetto per le strade di Bologna, non tralasciando nulla al caso, ognuno ha il suo posticino, ognuno stringe tra le mani il suo tassello da incastonare bene come in un puzzle. C’è armonia, c’è la giusta musicalità nelle pieghe del romanzo, il ritmo fluido, diretto segue il suo percorso senza ostacoli, ci si sente trasportati, cullati, ammaliati, toccati dalle parole di Bianca Cataldi. Parole che si intrecciano, si sfiorano, sono capaci di darti una lieve carezza al tempo stesso sono forti e potenti come uno schiaffo inaspettato.
“I fiori non hanno paura del temporale” ed è proprio così. I fiori, anche quelli più delicati e fragili hanno un gran dono, abbassano la testa se incombe un temporale, per paura, per proteggersi quando non c’è un riparo sicuro. Poi il temporale passa e al primo raggio di sole guardano verso l’alto, chiedono al sole un po’ di calore per non spezzarsi dopo tanta pioggia, perchè asciughi le ultime gocce e doni loro nuova luce e nuova vita. Grazie Bianca, per questa storia dolceamara, commovente e vera in tutte le sue sfumature, ho volutamente accennato alla storia perché è giusto che chi legge la recensione possa poi scoprire il tuo romanzo senza troppi particolari.
Sei una perfetta Cantastorie, ti immagino ad un tavolino con un immancabile caffè bollente e mani snelle e curate che sfiorano i tasti del pc portatile e una nuova storia venire al mondo. Hai un gran talento e un gran dono, soprattutto di aver guardato per pochi minuti una ragazza che stringeva il tuo romanzo, aspettando la dedica e ritrovare sé stessa nelle tue parole rigorosamente scritte con una penna rosa.
Complimenti.
Buona Lettura
Ilaria Reviewsrose

La macchina del silenzio di Daniele Mosca edito Les Flaneurs Edizioni

Davide Porta, protagonista in L’Equazione (2016) di Daniele Mosca, come pedina fondamentale, ci riconduce in un labirinto complesso in cui sfidare il tempo è l’unica strada possibile per arrestare “la macchina del silenzio”.

La notizia della morte del padre, porta Davide a Vienna, una morte che è un omicidio e che lascia al figlio un unico messaggio sul braccio, un Triskell, simbolo celtico.

Strani episodi si intrecciano in contemporanea alle fitte alla testa e breve perdita di coscienza che colpiranno Davide Porta, c’è un vero complotto contro Davide, è nel mirino di un grande occhio che tutto vede e tutto controlla.

“I telegiornali di tutto il mondo la definivano la malattia del silenzio

I pazienti erano semplicemente privi della possibilità di comunicare

Con il passare del tempo il virus aveva iniziato a colpire anche comuni cittadini”

Il virus riduceva i pazienti in larve senza alcuna capacità d’arbitrio, lasciava i

loro corpi come contenitori vuoti”

Un virus a cui non si era in grado di dare un nome o una cura, i pazienti diventavano incapaci di agire e comunicare, “qualcosa che uccideva senza uccidere”.

E’ una corsa contro il tempo che resta, prima che l’umanità sia colpita da un totale svuotamento delle capacità cognitive, prima di diventare involucri vuoti e senza ricordi.

Davide Porta, la ricercatrice Monica, l’agente Sylvie Brams, Giada la guida turistica dagli occhi verdi, intrecciati come fili di paglia di un grande cesto che contiene segreti, codici da decifrare, opere d’arte da interpretare, per proteggere l’equazione e una chiave a cui tutti mirano senza scrupoli.

Il mio consiglio è di leggere prima “L’equazione”, fondamentale per poter afferrare maggiori informazioni, non trascurabili nella macchina del silenzio, un thriller scientifico in cui l’arte è il filo conduttore tra fede e scienza.

La sensazione di essere in un labirinto è predominante anche in questo sequel, l’autore fornisce continuamente dettagli e informazioni, nuovi personaggi si intrecciano a quelli che avevamo conosciuto già nell’Equazione, tutti importanti per il percorso faticoso e per niente facile di Davide Porta. Un thriller, dinamico e veloce, la cui trama non può essere descritta in poche righe. E’ necessario entrare, perdersi nel labirinto e solo alla fine sperare di trovare l’uscita. Capitoli brevi si susseguono uno dietro l’altro , intrecciandosi e sciogliendo alla fine nodi fondamentali. Siete pronti a perdervi in questo labirinto?

Lo stile di Daniele Mosca è ricercato, c’è studio e ottima conoscenza degli argomenti trattati, il ritmo come ho detto è dinamico e veloce, rispetto all’Equazione, ho trovato il sequel decisamente più avvincente supportato dall’ingresso di nuovi protagonisti e da un linguaggio più maturo e sicuro.

Non sono una fan dei thriller, confesso però che non riuscivo a staccarmi pagina dopo pagina, ero troppo curiosa di arrivare alla fine del libro. Complimenti.

Buona Lettura

Ilaria Reviewsrose

Angelo Di Strada di Flavia Basile Giacomini

E’ un pomeriggio di giugno e ho intenzione di iniziare una nuova lettura. Scelgo “Angelo Di Strada” di Flavia Basile Giacomini, autrice italiana scoperta con “La dura fragilità del cristallo” e che ho avuto la possibilità di intervistare allo stand di Youcanprint in occasione del Salone di Torino.

Elisa e Angelo Di Strada, sono fratelli gemelli legati da un vincolo indissolubile pur diversi caratterialmente. Angelo, studioso e pacato. Elisa, ribelle e istintiva.

Angelo ha sempre cercato di essere all’altezza delle aspettative dei severi coniugi Di Strada, in realtà avrebbero voluto un figlio avvocato, piuttosto che un matematico dai capelli lunghi e disordinati. Elisa ama la danza e odia letteralmente la facoltà di Giurisprudenza imposta dai genitori.

Elisa è lo specchio di Angelo, riflette la sua luce e le sue ombre, vede ciò che i genitori non hanno mai cercato di vedere, perché Angelo non accetta in primis un “imperfezione” che potrebbe sganciare una vera bomba nella serenità e dignità della famiglia.

Elisa apre la mente ad Angelo, supportandolo nell’aprire con coraggio il suo cuore.

Ci vuole coraggio, tanto e proprio quando il coraggio stringe la sua mano a quella di Fabio, tutto comincia a sgretolarsi nella sua vita.

Uno tsunami avvolge le loro vite, ma un onda ancora più anomala e tragica segnerà la vita di Angelo e dei suoi amici. Come si fa a superare un dolore così grande come la perdita della tua stessa carne?

Non si vive, si sopravvive. Il cuore si spezza e scheggia con i suoi infiniti pezzi l’anima.

Paura, smarrimento, perdere all’improvviso la rotta come una nave in un mare in tempesta dove all’orizzonte non c’è terra, non c’è alcun appiglio.

Soffocare dal dolore, scappare da tutto e tutti come unica strada da percorrere quando si è convinti che non c’è più nessuna strada e nessun posto dove sentirsi veramente liberi.

E’ un giro di vita ..riporterà Angelo a respirare, dopo essere stato in apnea punitiva.

Tutto avrà di nuovo un senso, anche dopo che la morte non ha lasciato alcun senso.

E lascerò a voi scoprire quel senso…

Con uno stile incalzante, profondo e attento, Flavia tocca con grande sensibilità tematiche fortemente attuali, intorno alle quali oggi ci sono ancora pregiudizi e muri da abbattere. Tra le pieghe del libro sentirete la passione che fa da motore alla penna dell’autrice e un messaggio forte e di speranza, porta con sè un solo titolo, potente e universale “Amore”.

Complimenti

Buona Lettura

Ilaria Grossi Reviews Rose

Ape Bianca di Valentina Villani edito Adiaphora Edizioni

“E lasciavi spazio anche nelle relazioni, srotolavi tappeti su cui era vietato camminare. Forse avevi paura che l’affetto potesse avvolgerti troppo, lasciarti senza respiro, spingerti in luoghi troppo stretti per essere condivisi con qualcun altro”

“Non sapevo cosa farmene di tutto quello spazio tra di noi”

Madre e figlia protagoniste indiscusse. La mamma, artista e pittrice, creava sculture con conchiglie. Distante, inquieta, assente con la sua presenza mentre la figlia è spaesata da tanta distanza e solitudine interiore. La distanza tra madre e figlia, sembrava ridursi solo ad alcuni rari momenti trascorsi assieme quando durante una visita al museo, la figlia cerca di rubare foto sfuggenti della mamma o quando decidono di restaurare una vecchia sedia della sua nuova casa, facendola “rinascere”. In quei brevi momenti non c’era più distanza né competizione.

“Il mio senso è la ricerca di un senso in piccoli dettagli, in qualche odore familiare, in una tonalità di colore, in un gesto, in tracce comuni, in uno sguardo complice”

La notizia della malattia della madre è un macigno sul cuore e sullo stomaco proprio nel momento più bello e magico per una donna in attesa di un figlio. Ancora una volta l’assenza della madre avrebbe schiacciato con il suo dolore la gioia che stava sbocciando nella sua nuova veste di Mamma. Tra vita e morte, brevi sorrisi e lacrime, trovarsi in un limbo dove la malattia avrebbe creato altre crepe ed evidenziato ancora di più fragilità e irrequietezza.

“Ero arrabbiata, sì, molto arrabbiata. Mi stavi abbandonando e questa volta anche con il corpo, definitivamente”

“Come si fa a vivere il più grande degli abbandoni senza rimanerne intrappolati?”

Un corpo a metà, un’anima divisa a metà. Una metà di te che annuncia un abbandono che ferisce, che scava in profondità, da non conoscere punti di sutura. La morte, il distacco definitivo e quel sapore amaro di non aver potuto dire o fare ancora qualcosa, senza preavviso. Cosa resta? Restano i ricordi, odori e immagini che riportano in superficie ricordi, solo ricordi.

“Nessuna fotografia potrà restituirmi il vero senso di te”

Poesia e musicalità accompagnano una lettura che tocca l’anima, entra nelle crepe più nascoste e risveglia paure, a cui non vogliamo dare un nome, le nascondiamo perché sono figlie di un dolore troppo grande, la perdita della propria madre è qualcosa che non sarà mai cicatrizzato, non ci sono cure, non ci sono medicine. E’ un pezzo di cuore che va via con lei. Come si fa ad emergere da un dolore così grande? Attraverso la vita stessa, nonostante il dolore, sentire di nuovo il nostro respiro, sentire il vento sulla pelle, il profumo del mare e una nuova vita che cresce, nasce e riporta nuova luce. Ti prenderà per mano e ti aiuterà a riconciliarti per sempre.

Complimenti Valentina Villani

Buona lettura Ilaria Grossi